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Le news di CITIZEN
Citizen Records, la label fondata nel 2002 da Pascal Arbez alias Vitalic, lavora ormai a pieno regime dopo un inizio piuttosto incerto. Ultimi ad essere pubblicati sono stati i dischi di Holeg Spies, Shockers e JohnLordFonda che hanno raccolto ottimi consensi dalla critica internazionale. Ora è tempo di una lunga ed interessante lista di novità che vedranno luce nei mesi a seguire. Attesissimo è il "Bells E.p." di Vitalic featuring Linda Lamb che uscirà su Pias. La pubblicazione ufficiale sarà anticipata da una strettissima limited-edition da collezione acquistabile dal 1 aprile attraverso il webstore della Citizen. Per il vero follow-up di "All You Can Eat" (da poco ristampato e rimasterizzato), edito sotto il nome di The Silures nell'autunno del 2003, invece bisognerà pazientare sino alla prossima estate. Il #010 di Citizen è occupato da "Lick My Beat E.p." di Jun-X, artista già conosciuto attraverso varie produzioni su Brique Rouge e A-Traction. A seguire il primo album dei tHe pEneLOpe[s] anticipato da un e.p. realizzato in coppia con Morpheus, leader della band belga electro-ebm Minimal Compact. Ad aprile uscirà anche "Cocked Locked E.p." dei Monosurround, il duo lanciato qualche anno addietro dalla 1St Decade dei Northern Lite. Per quanto concerne progetti a lungo termine si parla di un'apparizione di Michel 'The Hacker' Amato con la collection "Rewind" che riporterà in auge alcuni classici dell'electropunk (il primo e.p. riguarderà da vicino la cover dei Kas Product). "Filth'n'Dirt" è invece il disco di Detroit Grand Pubahs & Dave The Hustler, probabilmente pronto all'uscita per giugno mese per cui s'attende anche l'album di Juan Trip. Work in progress anche per i dischi di Covox (un giovane producer svedese), Solead (duo francese specializzato in electro-pop) e Onurb che torna su Citizen, dopo 4 anni d'assenza, con un e.p. in chiaro chicago style.

Superlativa la raccolta CONFUZED DISCO
Mantra Vibes, label di punta del gruppo Expanded, in collaborazione con l'altrettanto celebre Irma, rilascia un'emblematica raccolta (su cd) che rigenera la scena italo-dance degli anni '80. Concepita come una vera e propria retrospettiva dell'Italian Records, la label bolognese che ha segnato in modo significativo l'incedere della scena italica di oltre 25 anni fa, "Confuzed Disco" lascia riscoprire le produzioni che, già da qualche tempo a questa parte, ispirano gran parte della discografia attuale. Dal 1977 al 1982 Bologna è stato il centro di un movimento musicale e culturale di grande importanza tanto da traghettare il capoluogo emiliano verso la new-wave importata dall'estero. Nacque da qui la decantata italo-disco, quella che contrassegnò l'era del motto 'dalle cantine alle strade' in cui svariati gruppi rock trovarono la principale filosofia. Con "Confuzed Disco" si rispolverano basslines galoppanti e ritmiche iper-ballabili racchiuse in un package curato nei minimi particolari con una particolare predilezione per le copertine di un tempo. Il primo cd si snoda sulla 'polvere elettronica' di bands come A.I.M. (progetto dell'indimenticato Tony Carrasco), Fawzia, Hi-Fi Bros, N.O.I.A. (riapparsi già nel 2003 sull'Ersatz Audio degli Adult.) e i Gaz Nevada, la band nella quale militava l'allora giovanissimo Ciro Pagano, quello che agli inizi degli anni '90 fondò i Datura con Stefano Mazzavillani. Di rilevante importanza gli edits che Morgan Geist (si, la metà dei Metro Area) e Radio Slave hanno realizzato per "Special Agent Man" dei Gaz Nevada e "Blueroom" di Kirlian Camera. Il cd 2 muove la sua attenzione verso le versioni remix realizzate da personaggi di spicco del panorama internazionale: i Munk mettono le mani su "I.C. Love Affair" mentre Kiki si occupa di "Oil Tubes" (entrambe dei Gaz Nevada); poi i norvegesi HansPeter Lindstrøm & Prins Thomas rileggono a modo loro "Call Me Mr. Telephone" di Answering Service. Le chicche arrivano con "True Love" rimaneggiato da Kaos (la metà dei Terranova) e "Stranger In A Strange Land" potenziato da Franz & Shape (gli originali sono dei N.O.I.A.). Non sono da meno "Lobotomy" dei Neon (il remix è degli Ajello), "Hear The Rumble" di Stupid Set (coi suoni di Alex 'Pinktronix' Dandi), "Guerra In Africa" di Confusional Quartet (rimordernato dagli Scuola Furano) e "So Evil" di A.I.M. che pulsa attraverso una inedita versione di Tom Boy, il batterista dei WhoMadeWho. "Confuzed Disco", che si presenta anche attraverso una versione vinilica divisa in vari samples, guadagna interesse anche oltre le Alpi grazie a personaggi come Pete Tong e Chris Coco, tra i tantissimi a lasciarsi entusiasmare dall'italo-disco, il filone marchiato con questa terminologia da Berhard Mikulski, fondatore della leggendaria Zyx Records. Un progetto destinato a rimanere negli annali della produzione italiana.

Secondo volume per IDOL TRYOUTS
Ghostly, la label del fantasmino, dopo aver tagliato il traguardo della cinquantesima release, ritorna sul progetto "Idol Tryouts" apparso per la prima volta tre anni fa. Dalla base di Ann Arbor (Michigan) così arriva un inestricabile labirinto della musica della nuova era, quella che Ghostly (e la 'sorellina' Spectral Sound) ha sempre seguito sotto la sapiente guida dell'honcho Sam Valenti IV. "Idol Tryouts 2" si presenta come un documento che attesta la continua evoluzione della scena americana in costante crescita sebbene i maggiori trends arrivino quasi sempre dal continente europeo. Il package consta di due cd's, pieni sino all'orlo di musica per orecchie esigenti e capaci di decodificare il sound più sofisticato. Il primo, Avant Pop, muove verso la direzione del pop avanguardista costruito attorno a stili del passato dai quali si estrapola il meglio per tradurlo in lingue moderne. A rappresentare questa filosofia sono artisti come Matthew Dear, Outputmessage, Skeletons & The Girl-Faced Boys, Kill Memory Crash, Daniel Wang, Charles Manier e Lawrence. Da non sottovalutare le presenze di Solvent, esperto in syntetic pop e Dabrye, noto per aver realizzato la soundtrack dell'ultimo spot Motorola. E' nel cd 2 che la vena sperimentale di Ghostly si fa sentire in modo ancor più acceso: si parla di SMM, misterioso acronimo che cela la Sensual Machine Music e la Stately Modern Melodies, un filone che abbraccia l'ambient, il downbeat più leggiadro, il lounge, il chilly e la musica comunemente definita da relax. Anche in questo caso non si tralascia la vena ancor più experimental racchiusa nelle partiture dei pezzi di Lusine e Cepia. Una varietà musicale eccezionale in questo secondo volume di "Idol Tryouts" (impreziosito dalla cover-art del designer Michel Segal), cinquantunesimo episodio di un catalogo che non fonda la sua attenzione solo sulla dance. Già, perchè l'elettronica è qualcosa in più di un semplice pezzo da ballare.

Musica d'occulto per RONNIE SUNDIN
Si parla tantissimo di occulto negli ultimi giorni soprattutto per sconcertanti storie di cronaca che fanno soltanto rabbrividire. La cosa viene affrontata anche in musica dal compositore svedese Ronnie Sundin che, dal suo studio ubicato in una zona imprecisata di Malmö, ci manda "The Amateur Hermetic", una lunga traccia di oltre 41 minuti che sottolinea l'esoterismo. La composizione si fa spettrale, oscura, tetra, tenebrosa, pronta quasi ad intimorire l'ascoltatore spronandolo a pigiare il tasto stop del lettore cd. Il tutto è avvolto da una cover dal color nero pece dalla quale, solo guardandola con molta attenzione, si ergono quattro sinistre presenze. E' dark il mondo che Sundin fotografa, quello che esiste da secoli e che ha fatto da scenario a personaggi come la Regina Kristina, il poeta Carl Olof Arckenholtz e il conte Gustav Blonde, vissuti tra il 1600 e il 1700 ed accomunati da una passione per temi esoterici e per pazzeschi esperimenti al limite dell'immaginazione (per Blonde si parla addirittura di studio di escrementi). E' questo misterioso mondo che Sundin decide di esplorare con la sua creazione che di musicale ha ben poco. "The Amateur Hermetic" chiude le finestre delle nostre case, spranga le porte, appanna gli occhi, rabbuia il cielo, spegne il sole e si getta in un abisso di nero, il colore che, forse, contraddistingue la vita ultraterrena. Puro experimental racchiuso in super jewel-box e sostenuto con fierezza dalla sempre più oltraggiosa Komplott.

Quarto compleanno per GET PHYSICAL
L'ormai nota Get Physical Music si appresta a celebrare il suo quarto anniversario all'interno del business discografico. Per festeggiare l'importante data il team tedesco ha deciso di rilasciare il secondo volume della "Get Physical Compilation", naturale seguito al primo edito a maggio del 2004. L'interessante raccolta, la cui tracklist è stata selezionata e mixata da Philipp Jung e Patrick Bodmer alias M.A.N.D.Y., raduna in una sola tornata il meglio del catalogo più recente ed alcuni unreleased che vedranno luce nei mesi a venire. I M.A.N.D.Y., che dirigono la label assieme ai partners Dj T. e Booka Shade, sono noti in tutta l'Europa (e non solo) per essere stati tra i primi a credere (ed investire) in uno stile poi divenuto l'electro-house, in grado di miscelare con straordinaria abilità le ritmiche simmetriche della house strumentale con la spudoratezza dell'electro dalla quale s'importano i movimentati basslines e i suoni plastici. Ben 23 sono le tracce presenti nella tracklist di "Get Physical vol. 2", fatte quasi sempre da strutture semplici e lineari abbinate ad ambientazioni a volte euforiche, altre melanconiche. Chelonis R. Jones, artista di punta della label, intona "Na Na Na", "Bateau Iure" e "Deer In The Headlights" (quest'ultima è rivista da Troy Pierce) mentre i M.A.N.D.Y. fanno muovere con "Nuf", "Say A Little Prayer", "Jah" (il remix è del romano Francisco) e la celeberrima "Body Language" firmata coi Booka Shade. Già, proprio quei Booka Shade che intervengono con "Friend For A Night", "Shimmer" e la fortunata "Mandarine Girl". Immancabile Dj T. con "Funk On You", "Time Out" ed "A Guy Called Jack" rivistata da un sempre più estroso Joakim. Non è da meno la presenza del giovane belga Jona con le ipnotiche "Yellowstone" e "Learning From Making Mistakes". La playlist prosegue poi coi contributi sonori di Sunsetpeople, Williams, Snax & Ianeq, Elektrochemie (dietro c'è Thomas Schumacher) e "Migration" di Lopazz, rivisto da Luciano. Se c'è qualcuno che ha fatto davvero fortuna con la amata (o odiata) electro-house è proprio questa label che ormai sforna dischi ad una frequenza paragonabile a quella di una catena di montaggio. Happy birthday Get Physical.

Un 'the best of' anche per ISOLÉE
Dopo quello dell'olandese Alden Tyrell e del cileno Ricardo Villalobos assistiamo all'uscita dell'ennesimo 'best of' pubblicato nelle ultime settimane. Protagonista è Rajko Müller alias Isolée, protagonista indiscusso della scena della nuova house di concezione moderna. Nato a Francoforte ma cresciuto con la famiglia in Algeria, l'estroso producer è interprete di un'interminabile saga di produzioni che non sono mai scese a nessun tipo di compromesso per poter raggiungere una visibilità maggiore. "Western Store" è la raccolta che affonda le mani nel ricco catalogo Playhouse, tra le storiche labels europee che per prime hanno creduto in uno stile che oggi vede una prorompente dominanza, il 'minimal'. Lasciandosi consigliare da Jörn Elling Wuttke degli Alter Ego, Müller recupera alcune delle tracce pubblicate su vinile dal 1997 al 2003 facendole confluire in "Western Store". Il risultato ci consegna dodici esempi lampanti di house deformata e trasformata dai suoni glaciali dei synths, intrisa da una strana formula magica che porta all'emersione di una certa afro-progressive. Sperimentalista quanto basta per differenziarsi dalla miriade di pezzi attualmente in circolazione, "Western Store" macina storiche tracce come "Bleu", "Rocker's", "Monitor", "Surfers", "Simone Rides", "King Off" e "Lost", simboli di una vena creativa che ha identificato nell'essenzialità la principale fonte d'ispirazione. Spiccatamente soft e deep, "Western Store" è il lavoro da sottoporre a tutti coloro che credono che il 'minimal' sia un genere nato soltanto da pochi mesi.

Terzo appuntamento con NIGHTSTARTER
Tutto è partito nel 1996, piuttosto in sordina, in quel di Turku, la città dalle modeste dimensioni a sud della Finlandia che ha dato i natali a Klas 'Sasse' Lindblad. Il giovane e promettente producer aveva tanta voglia di esplorare le nuove vie della musica elettronica e, sebbene con pochissima esperienza come A&R e discografico, gli parve opportuno lanciarsi nel mondo della musica fondando la Mood Music con la quale riuscì a pubblicare i suoi primi lavori e quelli degli amici più stretti come Tuomas Salmela, Dse e Losoul. A distanza di un decennio Mood Music si presenta come una delle labels europee più seguite, probabilmente grazie a quella coerenza stilistica che l'ha sempre tenuta agganciata stabilmente al territorio underground. Mood Music trae linfa vitale dalla vecchia techno di Detroit e dalla polverosa house di Chicago, mischiate in modo opportuno tanto da creare un nuovo filone che incontra anche la deep-house, l'electro, la modaiola microhouse, il funk, il minimal e, perchè no, sprazzi di italo disco. La label di Sasse, che ormai ha fissato dimora a Berlino, si lascia ben quaranta releases alle spalle e coglie l'occasione per realizzare il terzo volume della serie "Nightstarter" che riassume, seppur molto velocemente, il meglio degli ultimi mesi attraverso dieci tracce. Il finnico sceglie gemme come "Sweet Things" di Star You Star Me (remixato da Ian Pooley), "In Time" di Dan Berkson, "Leo" di Nick Chacona, "Code Breaker" di Spirit Catcher, "This Is Not A Problem" di Dave DK e le recenti "Somewhere" di Geddes vs Audiofly e "Gaga" di Phonique rimodellata dal bravo Tim Paris. Non manca lo stesso Sasse, noto anche come Freestyle Man, con l'ipnotica "Do Robots Have Soul?". Il bravo finlandese, sbarcato in questi giorni anche in Italia con una licenza del suo "Loosing Touch" realizzato con Kiki, tornerà a breve con un progetto ancor più ambizioso: il suo primo album, "Made Within The Upper Stair Of Heaven", in uscita a giorni. L'Europa lo attende ad orecchie spalancate.

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