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Le
succose novità in casa SPACE
FACTORY
Tutto ha inizio nel 2003 quando David
Carretta (personaggio di spessore
che non necessita certo di presentazioni)
e la compagna Gigi Succes decidono
di lanciare la propria label. Nasce
così Space Factory, la piattaforma
ideale per gli artisti (in prevalenza
francesi) capaci di portare avanti
un concetto avanguardista della musica
da ballo. Avanzando speditamente senza
scendere mai a nessun tipo di compromesso,
la piccola etichetta irrompe con violenza
nel mercato internazionale col fortunato
"Hits Selection 01" dal
quale provenne la hit "Discoteca"
delle Exchpoptrue ispirata da un vecchio
pezzo di Pino D'Angiò. Poi
mette a segno un altro colpo ovvero
quello di "Hit Parade/Mix Parade"
che lancia il marchio anche in territorio
inglese. Dopo la classica pausa estiva
si riprende con una serie di nuove
produzioni che vanno ad infoltire
il catalogo dei vinili. Uscito da
pochissime ore è il #013, "Noise
To Noia E.p." dei Crackdown,
duo tutto italiano formato dai giovanissimi
Francesco Zangari e Bianchi Federici.
A seguire, ma ancora privo di schedulazione,
ci sarà il #011 rappresentato
da "Everybody's Gay" dei
D.I.P. (ovvero Dirty Important Person)
il duo formato da Cyril Leclerc e
Florian Parra, esponenti di uno stile
battezzato come electro-glam-punk
e presto fuori anche col primo album,
"I'm A Genius" prodotto
da Neil Conti che vanta collaborazioni
con Prefab Sprout, Annie Lennox e
David Bowie. Pronto da diversi mesi
è anche il "Transfiguration
E.p." (il #012) dell'italiano
Adriano Canzian che entra a far parte
della scuderia francese lasciandosi
alle spalle l'esperienza con l'International
Deejay Gigolo di Dj Hell. Ultimo,
in ordine di apparizione, il #014
ovvero "Beneath Me E.p."
di Dancepig, quello che recentemente
ha diffuso via web una versione remix
di "Tour De France" dei
Kraftwerk e che è uscito, su
King Nail, con l'interessante "Electrolites
E.p." accolto più che
bene in terra tedesca. Per concludere
si registra finalmente l'uscita ufficiale
del #007, "Virtual Hopes",
firmato dai Nomenklatur (ovvero Mitch
& Lab Insect, quelli dell'Elektrofon)
rimasto in stand-by per circa un anno.
Strategie di mercato ?
CRÉME
ORGANIZATION omaggia Bob Moog
Nata nel 2001 da un'idea di Dj TLR
(noto anche come Mr. Clavio), la Crème
Organization è una delle labels
olandesi che ruotano intorno all'orbita
della new-electro d'ispirazione disco.
Il folto catalogo, impreziosito dalle
presenze di personaggi emblematici
nel settore come Rude 66, Orgue Electronique,
Bangkok Impact, Legowelt e l'italianissimo
Alexander Robotnick, continua ad evolversi
entro i parametri di un'electro raffinata
e destinata ad essere consumata nei
circoli più underground. Tante
le nuove proposte che TLR lascerà
apparire nella stagione autunno-inverno
2006/2007 a partire dall'attesissimo
"The Garden" di Orgue Electronique,
annunciato sin dall'estate di due
anni fa ma sempre tenuto sotto la
voce 'work in progress'. Tornerà
anche Maurizio 'Alexander Robotnick'
Dami con "Made In China"
(secondo singolo estratto dal recente
album "Krypta 1982" dopo
"The Dark Side Of The Spoon")
e il progetto Pussycat con "Count
Doekoe". Previsti anche due singoli
di JTC, "Psychedelic Mindtrip"
e "Pump The Planet" intervallati
da "Mogadishu" di Africans
With Mainframes. Si lavora anche alla
raccolta "Nagasaki Nightriders"
(il contenuto è ancora avvolto
da un fitto alone di mistero) e ad
alcune nuove uscite sulla sussidiaria
Crème Eclipse (più sperimentale
e caratterizzata dalle tirature limitate
di stampa di 400/600 copie) come l'album
di Naturtrogna Porslinshänder
ancora senza titolo e "The Thousand
Eyes Of One" e "Live In
Tangiers" di Orgue Electronique.
Ma, senza alcuna ombra di dubbio,
il progetto più meritevole
della carrellata è quello realizzato
in onore dell'indimenticato Bob Moog,
inventore di uno dei primi sintetizzatori
a tastiera che permise di tracciare
una parte innovativa nella storia
della musica rock ed elettronica.
S'intitolerà "A Tribute
To Bob Moog" e sarà un
cd in cui gli alfieri della musica
electro (da Aux 88 a Luke Eargoggle,
da Ectomorph a Bangkok Impact, da
Legowelt ad Orgue Electronique, da
Kassen a Rude 66 passando per David
Kristian, Cosmic Force vs Catscan,
Hieroglyhic Being, Håkan lidbo,
Alexander Robotnick, DMX Krew, Lowfish,
Beta Evers, Ra-X ed altri ancora)
si danno la mano per realizzare un
vero e proprio tributo da dedicare
al musicista statunitense scomparso
il 21 agosto 2005 per un tumore al
cervello. La data di uscita è
stata confermata per il 18 ottobre
in occasione del party organizzato
durante l'Amsterdam Dance Event. Importante:
tutti i profitti saranno devoluti
per dare vita a nuove iniziative atte
a sostenere la scena della musica
elettronica di The Hague (lì
dove sorge il quartier generale di
Crème) e di tutta l'Olanda
che vorrebbe vedere più infrastrutture
atte per la scena underground spesso
confinata in oscuri squat. "A
Tribute To Bob Moog" è
frutto della collaborazione tra Crème
Organization ed Immaculate Conceptualists
ed è diventata una realtà
grazie al fondamentale apporto di
Bunker Records, Clone Distribution
e The Generator.
La Renaissance
selezionata dai FAITHLESS
Partiti piuttosto in sordina nel 1995,
i Faithless rappresentano oggi uno
dei progetti più carismatici
della scena dance contemporanea. Il
team è formato da Ayalah 'Sister
Bliss' Bentovim, Maxwell 'Maxi Jazz'
Frazer e Roland 'Rollo' Armstrong
noto anche per essere il fratello
della cantante pop Dido nonchè
per aver militato, nei primissimi
anni novanta, nel progetto Felix assieme
a Red Jerry e Francis Wright sfornando
due hits mondiali come "Don't
You Want Me" ed "It Will
Make Me Crazy". All'epoca (correva
il 1993) Faithless era solo un sogno
tenuto nel cassetto. Bisognerà
attendere il 1995 infatti per assaporare
"Insomnia" che traghettò
la Cheeky (label dello stesso Rollo)
sulle vette delle charts più
ambite del pianeta. Da quel momento
si apre una lunga parabola ascendente
che porta il trio al successo con
pezzi come "Salva Mea",
"Take The Long Way Home",
"Bring My Family Back",
"Don't Leave", "Why
Go?" (potenziata dalla voce di
Boy George) e le più recenti
"Muhammad Ali" (dedicata
al famoso boxer Cassius Clay), "Tarantula"
e "We Come 1". Fatta questa
doverosa premessa parliamo ora di
un nuovo volume che i Faithless hanno
redatto per la nota label inglese
Renaissance: trattasi del secondo
capitolo della serie 3D, il triplo
cd ora diviso in Studio Disc, Club
Disc e Home Disc. Col primo si tirano
fuori i remixes più emblematici
realizzati nella carriera come quelli
per "I Feel Love" di Donna
Summer, "Dreamer" degli
italiani Living Joy, "For Real"
di Tricky, "Seven Days &
One Week" di B.B.E. e "Worthless"
di Dido. A tutto si aggiunge anche
la splendida "My Culture"
che segnò la collaborazione
tra Maxi Jazz & Robbie Williams.
Sul Club Disc invece, prevedibilmente,
si finisce con l'ascoltare il sound
che oggi spadroneggia con più
furore nei locali europei: tra i tanti
i Wonderland Avenue, Christopher &
Raphael Just, Kid Crème featuring
Bashiyra, Kaito, Oxia, Deep Dish,
Audiofly featuring Priscilla, Balazko,
gli italiani Pastaboys, Coburn (riletti
da Tobias Lützenkirchen) e Coldcut
featuring Robert Owens con "Walk
A Mile In My Shoes" ricostruito
sapientemente dal canadese Tiga. Ultimo,
in ordine di apparizione, è
l'Home Disc con cui i Faithless scelgono
i pezzi preferiti nel panorama funk,
soul, hip-hop, black, afro e, perchè
no, electro primordiale. Si assiste
ad una ricca parata con tracce di
Scritti Politti, Grace Jones, Frankie
Paul, Jungle Brothers, Roots Manuva
e la storica "Woman To Woman"
di Joe Cocker dalla quale, dieci anni
fa, il compianto Tupac prese spunto
per la sua "California Love".
Una raccolta granitica questa dei
Faithless, prima forte e capace di
far muovere a ritmo, dopo più
morbida e sfaldata nei tappeti della
black music d'autore. L'ennesimo centro
per Renaissance.
Le creature
notturne mosse da RADIO SLAVE
Capace di interfacciare con incredibile
semplicità stili apparentemente
discordanti come house, techno, disco
e funk, Matt Edwards alias Radio Slave
compila il suo mix-cd per la belga
Eskimo. Si tratta di "Creature
Of The Night", importante tassello
che va ad aggiungersi ad una ricca
discografia che l'autore ha edificato
negli ultimi anni sulla sua Rekids
Records. A pezzi come "Bang Bang",
"Red Light, Green Light"
e "My Bleep" vanno poi aggiunti
gli innumerevoli remix realizzati
per artisti di alto calibro come Fischerspooner,
Kylie Minogue, X-Press 2, Ralph Myerz
& The Jack Herren Band, Pepe Deluxé,
Tiga, Bob Sinclar, International Pony,
Hell, Tommie Sunshine & Marc Romboy
e l'italiano Benny Benassi. Radio
Slave, che in principio coinvolse
anche l'amico Serge Santiágo,
è oggi sinonimo di un funk
belligerante, del soul meccanico,
della disco più sfacciata che
tende la mano al mondo de La Febbre
Del Sabato Sera contrastandola però
col sintetismo tipico della produzione
elettronica contemporanea. Un contrasto
forte e nitido che in "Creature
Of The Night" emerge più
che bene grazie ad una tracklist che
mette intenzionalmente in prima linea
le rimembranze afro-disco. Partendo
da Hell si toccano tracce come "Snakes
And Ladder" di Sly Mongoose (il
remix è dei Rub N Tug), "Wrong
Galaxy" di Shit Robot, "Dark
Water" dei Lazy Fat People, "Shake
And Pop" del ritrovato Green
Velvet featuring Walter Phillips e
il latineggiante "Behind The
Mask" di Señor Coconut
rielaborato dal cileno Ricardo Villalobos.
Immancabile la presenza dello stesso
Edwards che prima mette le mani su
"No Wow" e "Kill 100"
(rispettivamente di The Kills ed X-Press
2) e poi lascia in pasto la sua "My
Bleep" all'amico Roman Flügel.
A completare sono "Iii"
di The Osmonds (storico pezzo della
disco disperso nella memoria degli
appassionati), "Like An Eagle"
di Dennis Parker (la vera funk-disco),
"Perfect World" di Joe Smooth
(per ricordare la house anni novanta)
e "Sunglasses At Night"
dei Corey Hart, quella che nel 2001
ispirò Tiga & Zyntherius
per l'omonimo pezzo andato a finire
su Gigolo. "Creature Of The Night",
nei negozi di dischi dal 2 ottobre,
si configura come un vero viaggio
a ritroso nel tempo per scoprire le
origini di molti dischi che oggi fanno
ballare i giovani sotto l'accecante
luce delle strobo.
La nuova
division di CLONE
Che la musica di Clone (e di labels
'affiliate' quali Bunker, Crème
Organization, Vynalogica, Frustrated
Funk, Angelmaker, Klakson, Kondi,
Marguerita, Murdercapital, Stilleben,
Viewlexx ed altre ancora) abbia tratto
il suo modulo ispirativo dagli stili
del passato non è certamente
una novità. Ora, alla sede
in Insulindestraat a Rotterdam, hanno
pensato di far nascere una nuova division
che possa riportare in vita i classici
del passato senza tempo prediligendo
in una certa forma le rarità
e i brani che non meritano di essere
gettati nel dimenticatoio. L'idea
è partita dal mr. Clone, Serge
Verschuur, che siede al vertice della
struttura olandese e che ora mette
mano alla sua collezione privata di
vinili estrapolando le tracce che
finiscono nel catalogo di Clone Classic
Cuts. Proprio quei dischi usati dai
dj's negli anni ottanta che oggi si
possono (ri)trovare nelle esose aste
su eBay o, con più fortuna,
sui banchetti del mercatino dell'usato.
Clone Classic Cuts nasce con la voglia
di far ascoltare ai giovani producers
di oggi quello che veniva fuori dagli
studi di registrazione di ieri spronandoli
a ricercare anche nel passato gli
spunti per forgiare la musica del
futuro. Le prime 5 releases della
label sono già pronte: 3 verranno
messe in commercio tra ottobre e novembre,
le restanti in dicembre. Ad aprire
la saga è "Face The Nation"
di Mike Dunn presents MDIII, tra gli
esempi della prima acid house rintracciata
sulla Underground Records di Chicago
('figlia' della storica Dj International).
Mike Dunn, un alieno per i suoi tempi,
regala a venti anni di distanza un
beat irresistibile ed un basso che
farebbe muovere anche le rocce. A
seguire sarà l'intramontabile
"Plastic Doll" degli italianissimi
Dharma (già astutamente ripresa
qualche anno fa dai newyorkesi Hong
Kong Counterfeit), alfieri dell'italo-disco
che meglio rappresenta il nostro Paese
all'estero. C'è posto infine
per "Taste My Love/Get Your Money
Man" di House To House / Reggie
The Movemaker, due esempi di chicago-house
prodotti nell'ormai lontano 1987.
Marshall Jefferson, all'epoca 'travestito'
da House To House, fa leva sulla straordinaria
voce di Kim Mazelle mentre Reggie
The Movemaker, 'ammanettato' a Farley
Jackmaster Funk, regala un emblematico
esempio di sporca jackin' house. Clone
Classic Cuts: la storia della musica
da ballo raccontata attraverso il
vinile.
Album
progressive per ECHOTEK
Dopo la classica pausa estiva l'israeliana
YoYo (label di punta del gruppo Bne)
ritorna sul mercato col suo progetto
#084. Prendendo lievemente le distanze
dalla matrice psytrance che ha praticamente
contrassegnato il 90% del catalogo,
manda in stampa l'album di Micha Yossef
alias Echotek. Il lavoro punta infatti
al frangente progressive-trance ammanettandosi
al classico suono di paternità
anglosassone incuneato, in taluni
punti, al tipico ipnotismo marcato
del mondo Bne. "Changing Frames",
terzo album dopo "Application
Rate" (su Flow) ed "Emotion
Chaos" (su TimeStretch), così
cattura le morbide atmosfere trance
cautamente adagiate su bpm meno frenetici
in grado di fare crossover col sound
estivo di Ibiza. Nove sono le tracce
presenti, quasi tutte dal respiro
europeo, capaci di accontentare i
palati fini di amatori di labels come
Saw, Bedrock e Limbo. "G Note",
"Forever Nights", "M
12", "Step On It",
"Time & Space" e "Don't
Be" sono solo alcune delle gemme
che trovano alloggio in questo lavoro
sensibilmente distante dal classico
clichè israeliano rivolto fin
troppo frequentemente ad un mix tra
techno e trance vecchia maniera. Poi,
ad impreziosire il tutto, sono due
collaborazioni che Yossef stringe
con gli amici e colleghi Atomic Pulse
e Basic rispettivamente esternate
attraverso "Strike Twice"
e "Mind Factor". Il disco,
già distribuito in forma promozionale
in Europa, sarà racchiuso in
un elegante digipack (ormai marchio
di fabbrica per Bne) ed uscirà
ufficialmente il prossimo 23 ottobre.
L'inizio di una nuova strada per YoYo
oppure sporadica avventura nella progressive-trance
europea ? Solo il tempo potrà
fornirci la risposta.
Secondo
album per i SEX IN DALLAS
Tra le varie ed interessanti proposte
autunnali della parigina Record Makers
troviamo il nuovo album dei Sex In
Dallas ovvero Adrien Walter, Justete
Feileux e Mohini Geisweiler. La band,
originaria del Texas ma poi emigrati
in Francia e, più recentemente,
in Germania, si fece già notare
qualche tempo fa grazie al fortunato
"Around The War" edito nel
2004 dalla Kitty-Yo, apparizione che
ha lasciato un'orma ben nitida nel
mercato discografico continentale.
Il sound profuma di Germania e si
piazza a cavallo tra new-wave ed electro-pop
saldati insieme da sferzate ambient
e di musica da film alla John Carpenter.
Con "Perpetual Emotion Maschine",
questo il titolo del lavoro, i Sex
In Dallas inaugurano la collaborazione
con la vocalist Biladoll (già
nella scuderia Emperor Norton), la
stessa con la quale hanno tenuto un
tour mondiale toccando Paesi come
Turchia, Ucraina, Brasile ed Inghilterra.
Nelle 12 tracce di "Perpetual
Emotion Maschine" si individua
una sorta di dicotomia tra pop narrativo
da assaporare standosene comodamente
seduti in poltrona e un'electro-pop
da dancefloor. Vicini, per lo stile
dei pezzi, ai newyorkesi Hong Kong
Counterfeit ma con un tocco meno dance,
i Sex In Dallas sfoderano la loro
vena più intellettuale in pezzi
come "Hurry Congo", "Forever
Young" (che nulla ha a che fare
col celebre pezzo degli Alphaville),
"En Juin 2006", "Mes
Nuits Sont Fragiles" e "The
Family Tree". A questi vengono
alternati i ritmi canonici della dance
da consumare sotto le strobo dei clubs
come l'ironica "Chicago",
la progressiva "Spannish Tears
Are Made Of Gold", la technoide
"The Freaks", l'indie-funk
di "Until The End" e "Perpetual
Emotion Maschine" (che traghetta
verso lo stile alla Peaches), la disco
80s riletta in chiave moderna di "Digital
Memory" e l'immediata "Hit
Back Bow" che riconduce alla
tipologia stilistica dei già
citati Hong Kong Counterfeit (Inform3r
& Katya Casio). Un album in cui
gli autori si incamminano su due itinerari
diversi: uno più emozionale
(rafforzato dalla collaborazione con
l'Hebbel Theater di Berlino per il
quale stanno preparando la soundtrack
per l'opera di Alexandre Rocconi)
ed uno più spavaldo ed adatto
a coloro che sono in cerca di una
nuova forma di electroclash. Per acquistarlo
bisognerà attendere il prossimo
14 novembre.

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