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Avviato alla carriera discografica
nei primi anni '90 grazie all'inglese
Bush Records che decise di pubblicare
i suoi primi lavori (tra cui gli indimenticati
"Ficken?", "Electric
Ballroom", "Lust",
"Shelford Road" e "When
I Rock"), Thomas Schumacher è
oggi uno dei nomi che tengono più
in alto la bandiera tedesca della
musica elettronica.
Inizialmente dedito ad un sound techno
che non scendeva ad alcun tipo di
compromesso se non con cenni hip-hop
ed electro, lo Schumacher di oggi
pare aver completamente rimosso dalla
sua mente (e dal banco mixer) quei
suoni fragorosi e stridenti a favore
di strutture più lineari, linde
ed aderenti ad un gusto in grado di
fare crossover. Tra le tante perle
del forziere si ritrovano le spudorate
"Tek 29" e la martellante
"Train To Tokyo" forgiata
nel 2000 in compagnia dell'amico nipponico
Tobi Izui.
Fu nello stesso anno che il dj di
Brema spopolò in tutta l'Europa
con "Schall" firmato come
Elektrochemie LK, un disco techno
capace di lasciare una scia ben visibile
nel mercato che all'epoca vedeva la
preminenza assoluta della trance.
Proprio quell'Elektrochemie LK che
adesso, depurato dalla LK, il tedesco
ha riportato in auge lasciandosi affiancare
dall'amico Stephan Bodzin e dalla
cantante Caitlin Devlin.
Uno Schumacher rinnovato in tutto
e per tutto dunque che, a poche settimane
dall'uscita del nuovo album, torna
a parlare di sè all'Italia.

Con enorme
piacere torno a parlare con te Thomas,
dopo la prima intervista del 2002.
Quando hai iniziato la tua avventura
nel mondo della musica elettronica
?
"L'anno era il 1989, quello della
acid house. In quel periodo ero solito
ascoltare molti stili musicali senza
avere una precisa preferenza nei confronti
della dance. La scintilla avvenne
quando iniziai ad incuriosirmi al
mondo dei dj's che, manipolando vinili
e giradischi, riuscivano a far impazzire
il pubblico. Da quel momento ho iniziato
a comprare i primi dischi e a frequentare
i party acid-house e techno che si
organizzavano a Brema, la mia città
natale, e a Francoforte"
Avevi degli
artisti preferiti in quel periodo
?
"I miei genitori non avevano
un buon rapporto con la musica e la
parte della Germania in cui vivevo
era orientata al country. Il primo
gruppo che rapì la mia curiosità
fu quello dei Depeche Mode. Nel 1984
mentre ascoltavo a casa l'album "Construction
Time Again" ne rimasi stupefatto
tanto da riascoltarlo in continuazione
in un ideale loop. In breve divenni
un fan sfegatato dei Depeche Mode
ed iniziai a collezionare ogni loro
disco che conservo, abbastanza gelosamente,
ancora oggi. Oltre ai Depeche Mode
mi piacevano altri gruppi come i Kraftwerk
ma andavo anche oltre la musica elettronica.
Trovavo geniali i The Smiths, i The
Jam e i Frankie Goes To Hollywood.
Ero (e sono) un amante di tutta la
musica in generale, di quella che
ha l'anima"
E la tua musica
come la definiresti alla luce degli
evidenti cambiamenti apportati negli
ultimi anni ?
"International style electronic
dance music. Ma gli elementi chiave
dei miei pezzi continuano ad essere
le emozioni e l'intensità dei
suoni. Quello che è cambiato
è il metodo di composizione
ma non gli elementi"
Già,
ma è innegabile che negli ultimi
tre anni il baricentro d'interesse
si è spostato in maniera determinante
dalla techno più spudorata
ad un mix tra electro ed house piuttosto
fruibile. Perchè ?
"Non riesco ad immaginare una
carriera artistica fatta solo ed esclusivamente
da uno stile preciso e determinato
che si rincorre nel tempo. Per un
artista come me una certa maturità
è necessaria ed è quella
che mi ha aiutato a ridefinire la
mia musica e a dare nuovi contenuti
ai miei brani. Non mi interessa affatto
se il pubblico definisce le mie produzioni
house, techno o minimal: per me la
musica dance è quello che la
gente riesce a ballare"
La tua personale
label si chiama Spiel-Zeug Schallplatten:
quali sono state le motivazioni fondamentali
che ti hanno spinto a crearla ?
"Ho iniziato la carriera nei
primi anni '90 militando nella scuderia
di una label inglese chiamata Bush.
Dopo fortunate releases come "When
I Rock" ed "Electric Ballroom"
che divennero vere e proprie hits
internazionali ho iniziato ad avere
i primi problemi visto che non ricevevo
mai i soldi relativi alle royalties.
Allora capii che l'unica maniera per
poter controllare bene la propria
musica è quella di fondare
una label. Non ho fatto tutto da solo:
un ruolo importantissimo è
stato svolto dal mio amico e partner
Jan Langer. Fu con lui che nacque
la Spiel-Zeug Schallplatten. Credo
che sia stata questa la decisione
migliore che abbia preso nella mia
carriera !"
A cosa stai
lavorando in questo periodo ?
"Ci sono molti progetti che bollono
in pentola. Il primo riguarda l'uscita
(prevista a giugno su supporto cd)
del mio nuovo album che s'intitolerà
"Home". Ad anticiparlo saranno
tre vinili 12" (su Spiel-Zeug)
che usciranno tra maggio, giugno e
luglio e che si snoderanno sulle tracce
racchiuse dal cd. Devo ammettere che
sono molto eccitato da questo progetto
visto che non incidevo un album da
ben 6 anni. Il lavoro è stato
prodotto assieme all'amico Stephan
Bodzin, uno dei migliori talenti che
la Germania può vantare nell'ultimo
periodo (trovo favolose le sue releases
sulla Systematic di Marc Romboy).
Il sound dell'album non sarà
troppo pressante e tracce come "Heat
It Up" rappresentano in pieno
la nuova strada dello Schumacher sound.
Stiamo preparando anche una vasta
promozione per l'uscita di "Home"
che mi porterà a viaggiare
molto nei clubs di tutta l'Europa.
Parallelamente sto lavorando anche
per una nuova uscita marchiata Elektrochemie
destinata alla Get Physical"
Sono tanti
quelli che parlano nel lato minimale
della house e della techno. Ritieni
che sia questa la nuova dimensione
della dance elettronica ?
"La cosiddetta minimal, negli
ultimi due anni, è divenuta
molto popolare qui in Germania. A
causa di ciò ci si imbatte,
con troppa frequenza, in etichette
che sfornano dischi a raffica ma senza
badare alla qualità e affidandosi
sempre e solo al medesimo sound. Ad
essere onesto credo che il minimal
abbia iniziato a stancare ed annoiare
come del resto l'electro-house che
ha saturato molto il mercato. Comunque
con ciò non voglio dire che
in circolazione ci siano solo produzioni
scialbe nel frangente electro-house
e minimal: continuano ad esserci ottimi
producers ed ottime labels che seguono
il trend ma non fossilizzandosi sugli
stessi schemi e clichè. Nel
contempo credo che sia ancor più
bello poter ascoltare i dischi di
coloro che se ne infischiano delle
mode e dei trends"
Nel 1998 la
tua "When I Rock" fu licenziata
anche in Italia, seguita poi, nel
2000, da "Schall" edita
sotto lo pseudonimo Elektrochemie
LK. Cosa pensi della scena italica
?
"Conosco ben poco della scena
musicale italiana. Ho avuto modo di
suonare qualche volta e devo ammettere
che mi sono divertito. Dalle tue parti
pare che il pubblico vada in visibilio
col minimal e con l'electro-house
di matrice tedesca e non posso che
essere felice per ciò. Magari
in futuro potrò tornare con
maggior frequenza a suonare dalle
tue parti, la patria dell'italo-disco
che ricordo con molto piacere ;o)"
Sei un sostenitore
del vinile o anche tu credi che abbia
le ore contate ?
"Facendo riferimento alle vendite
degli ultimi tempi non credo proprio
che il vinile stia morendo. Al momento
qui in Germania vendiamo molti più
vinili rispetto a quelli di due anni
fa. Credo che il mercato per il disco
sia stabile nonostante molti dj's
optino per una via più conveniente
e veloce nel comprare la musica. Personalmente
nutro un particolare amore per il
vinile perchè lo collego ad
una sorta di forma d'arte del dj e
per questo continuo a comprarlo e
a suonarlo nelle mie serate. Naturalmente
mi piacciono anche i cd's, supporto
che mi da la possibilità di
proporre le tracce ancora unreleased
e i promo degli amici. Preferisco
di gran lunga i giradischi al tanto
osannato Final Scratch, accessorio
completamente inutile per me"
In studio invece
preferisci il modernismo del software
o lo spessore dell'hardware ?
"Per svariato tempo ho adoperato
sintetizzatori analogici, drum-machines,
effetti ed un grande banco mixer ma
da circa un anno ho apportato importanti
modifiche al mio studio. Adesso prediligo
il software privo di tanti cavi e
ricco di potenzialità fornite
da un numero esagerato di plug-ins
che il mercato offre a prezzi competitivi.
Con computer potenti e veloci (come
il mio G5) e software come Arturia
Vintage Series riesco ad ottenere
lo stesso risultato di quello derivato
dall'uso dell'hardware. Attualmente
sul mio desk ci sono un Mac G5, i
monitors Mackie 824, una semplice
tastiera midi ed un Firebox. Come
sequencer invece mi affido a Logic"
E con questo
è tutto caro Thomas. Alla prossima.
"Ciao Giosuè e ciao a
tutti gli amici italiani. Mi piace
il vostro modo di vestire per andare
ai party ... avete un grande senso
della moda ! Thomas Schumacher" |