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MARCIN CZUBALA "Untold E.p." (Carabinieri)
Dopo l'esordio estivo avvenuto col riuscito "All Nippon" la Carabinieri di Marcin Czubala ritorna sugli scaffali dei negozi col suo #002. A differenza del predecessore che tangeva l'electro e la techno, "Untold E.p." si sposta verso scenari più deep e tech-house in linea con gli stili che sino a pochi anni fa dettavano legge in terra tedesca. "Find Your Way" è il pezzo col quale il dj-producer polacco mette subito in chiaro i suoi intenti: negare la voglia di adattarsi al trend ribattezzato 'minimal' per proseguire sulla strada fatta di grooves e deep-chords montati in un crescendo privo di incertezze e perdite di energia. Un vero consiglio quindi a cercare sempre la propria via senza perdersi nel seguire (e scimmiottare) le hits del momento. Poi "Centerline" che s'infila nei corridoi del deep sound quasi iberico (in alcuni punti pare davvero di vedere le piste dei clubs ibizenchi) ed ancora ancorato al loop. "Waypoint" apre il lato b con una 'viaggiosa' deep-techno plasmata su moduli Kanzleramt mentre con "Hold Short" si tirano fuori i suoni della splendida "Northwest Orient" ma questa volta piazzati con fierezza e decisione su metriche in 4/4. Una bella prova per il dj polacco che è recentemente entrato a far parte della scuderia Technorient, quella dei Technasia, che presto pubblicherà il suo album. Questo è un disco che serve a capire che la techno dei loops non è affatto morta.

MASSIMO SEX D'ELECTRO "Berlin Hustler" (Electrobot)
Dopo il francese Danton Eeprom e il norvegese Tetsuo la berlinese Electrobot spinge fuori il disco di Massimo Sex D'Electro. L'italiano (ma ormai tedesco d'adozione) decide di apparire sulla sua label con un mini-album fatto di un'electro music rivolta essenzialmente al dancefloor grazie ad una configurazione che non perde (quasi mai) di vista i canonici 4/4 che nei clubs sono sempre indispensabili. Ideale per saziare la fame delle menti robotiche europee, "Berlin Hustler" incarna perfettamente l'idea che Massimo ha dell'electro-music: una forma d'onda sinuosa che s'infiltra in molteplici stili (dal dirty al retro) rompendo la monotonia e tagliando le prevedibilità. Con "Italectron" (forgiata assieme al già citato Eeprom) si tirano in ballo frequenze digitali, tagli robotici ed ambientazioni cyber mentre con "Sex On The Floor" si scorge una techno più dura, sporca e scura (quasi anglosassone) nella quale s'innestano presenze retro prodotte in modo analogico. Vena più acustica è quella di "Neu" (ancora prodotta col francese Danton) che rammenta un pò il primo Vitalic mentre con "New Force" s'imbocca la via dell'electro seminale, psicotica, dall'incedere hypno e dai rimandi al glorioso Emmanuel Top (chi ricorda "Acid Phase" ?). Movimenti sequenziali poi si rincorrono anche in "Methamorphium" segmentata su suoni striduli che portano verso l'ebm degli anni '80. A chiudere il sipario è "Break The Rules" con la quale ci si rituffa nell'old-school, in quel periodo in cui l'electro andava a braccetto con l'hip-hop. Multistilistico questo Massimo Sex D'Electro, factotum della scena berlinese (è dj, producer ed organizzatore di serate al Maria che durante il 2005 l'hanno visto on stage assieme ad artisti del calibro di Anthony Rother, Alexander Robotnick, Psychonauts, Legowelt e Wolfgang Flür del Kraftwerk) capace di forgiare un ottimo disco. Pure positive energy.

JOHANNES HEIL "Freaks R Us" (Klang Elektronik)
Tra i più ingegnosi producers dell'ultima decade, Johannes Heil ritorna col tanto atteso album, sesto di una serie che s'infoltisce sempre più. La sua carriera, iniziata nel 1998, è costellata da continui successi grazie ad un numero imprecisato di singoli editi su labels di tutto rispetto (Kobayashi, Kanzleramt, Gigolo) e di remix per artisti del calibro di Ural 13 Diktators, Camouflage, Lexicon, Thomas Schumacher, Jeans Team e Der Verfall. Heil è stato sempre capace di rinnovarsi senza cadere nelle banalità: anche quando la formula pareva perfetta il tedesco ha preferito cambiare i suoni nel mixer per guardare a nuovi orizzonti. Dell'indimenticabile "Reality To Midi" (quello dal quale venne fuori la hit "Paranoid Dancer") ormai rimane ben poco come del resto la vena mistica di "The World", il rumoroso combo electro-techno di "Heilstyle" e la vena deep di "20.000 Leagues Under The Skin". Adesso Johannes si dedica ad un sound più 'minimal', quello sequenziale che rispecchia l'essenzialità di Detroit e il loop di Chicago. In pezzi come "Freaks R Us", "Warrior Of Light" ed "All For One", fatti di frammenti di melodie e basslines segmentati, pare sentire echi alla Green Velvet passati nell'imbuto del synthetic sound del 2006; con "Artology" si riscopre l'electro-techno, la stessa che viene distorta a più non posso nella curiosa "Tree Of Life". Il tedesco non tralascia la scia micro-deep con la scricchiolante "Rescue Me" ma pare più deciso quando riacquista il vigore di un tempo con "The Magician" con cui stabilisce dei forti punti di contatto col connazionale Anthony Rother. Ma è con "The Fool" che la materia sonora s'irrigidisce in modo ancor più evidente sfoderando la passione per la techno degli anni '90. A chiudere sono "Last", esperimento che mischia l'epic col vintage e l'orchestrale "The 1st", una gemma romantica prodotta assieme a Ralf Hildenbeutel, collaboratore di vecchia data per il guru Sven Väth. Heil continua a scrivere la storia della techno, un genere che si evolve in continuazione nel tempo e che si rigenera trovando sempre nuovi spunti ispirativi.

ALDEN TYRELL "Times Like These (1999-2006)" (Clone)
Negli ultimi mesi non si parla d'altro: il ritorno della vecchia ed amata italo disco che oggi rappresenta il pianale di appoggio per un numero esagerato di produzioni. Sin dal 1998 Martin Hoogendijk alias Alden Tyrell ci delizia con uno stile che s'affaccia al sound italico degli anni '80 (quello di Claudio Simonetti e di Mario Flores) e quello hi-nrg di Bobby 'Divine' Orlando e Patrick Cowley. Dopo aver militato con potenti e ricercatissimi 12" editi sempre su vinile, Tyrell rilascia il suo primo full-lenght che poi tanto full non è visto che si tratta di una vera e propria selection delle tracce migliori uscite dal 1999 (su Clone e Viewlexx) raggiunte solo da qualche unreleased. Il producer barbuto e dai dreadlocks che si mischiano coi cavi delle sue macchine sceglie pezzi come l'oscuro "Disco Lunar Module", il più solare "Hills Of Honolulu" (edito come A Visitor From Another Meaning), il felice "Knockers" (ispirato da una vecchia hit di Bobby O) e la spensierata "Rendez Vous At Rimini" che butta sotto la puntina il sound delle estati italiane dei primi anni '80. Poi s'assiste all'apertura dei basslines ipnotici di "Phaze Me" e della space-disco di "Mindless" che rammenta un pò lo stile dei dispersi Ural 13 Diktators. E' con pezzi come "Voyagers End" ed "Odessa Theme" che l'olandese esprime al meglio la vena incatenata all'italo-dance che viene tradotta in una visione moderna e più corposa a livello di sound level. Di straordinaria bellezza l'inedito "La Voix", interpretato dalla brava Nancy Fortune (già featuring per I-F) che pare una giovane Shirley Bassey e la riedizione della storica "Love Explosion" incoraggiata dalla potente voce di Fred Ventura (quello che forma, assieme ad Enrico Colombo, i Bedroom Rockers). A chiudere "Exit" che ripercorre i passi della pfunk-disco su strutture dal gusto analogico. E' questa la nu-school dell'electro, scuola di pensiero che lega artisti come Legowelt, Lindstrøm, Putsch '79, Bangkok Impact, Metro Area, I-F, Orgue Electronique ed altri paladini di una generazione ancora intrufolata nei cavi di vecchi synths, drum-machines e sgangherati Atari. Proprio le stesse passioni di Alden Tyrell, alfiere dell'holland-disco dalle potenzialità espressive che bruciano intense in circuiti valvolari.

DANILO VIGORITO "Show" (IO Minimal Muzik)
Si apre così il catalogo di IO Minimal Muzik dove IO è l'acronimo di Inside Orion. Seconda 'sorella' di Orion Muzik (dopo Intelligence), la nascita di IO viene ispirata dall'ondata minimal che ha raggiunto il continente europeo da qualche mese a questa parte. Non è passato nemmeno un anno ma la 'minimal' (che ha rilevato l'eredità di una poco presa in considerazione microhouse) pare davvero un trend in costante ascesa, capace di catturare ed imprigionare anche nomi noti come quello di Vigorito. Il napoletano infatti, seguendo questo filone, diviene un autore a largo spettro lasciandosi dietro la ciclicità di una certa techno che al giorno d'oggi pare non interessare (quasi) più nessuno. In realtà di quella techno, che sino a pochi anni fa veniva identificata proprio come 'minimal techno', rimane tanto come l'andatura loopy, gli incastri ritmici, svirgolate di deep-chords, tutti elementi che s'incontrano sulla traccia della a-side, "'Nd Mirror", che balla su una velocità piuttosto sostenuta. Con "Believe", sulla b-side, il famoso producer napoletano dimostra di essere in grado di costruire geometricamente i beats, squadrandoli, piallandoli ed aguzzando gli angoli. I ritmi continuano ad incrociarsi, i bassi segnano il tempo, i pads paiono sorvolare la stesura come aerei da ricognizione. Dopo Intelligence, maggiormente indirizzata al combo electro-house, ci troviamo a fronteggiare con un Vigorito che non perde la voglia di stupire cambiando direzione e che non disperde la sua indubbia creatività. E così la minimal contagia anche Napoli ...

KYLE POUND "Bring Back The Disco E.p." (Carizma)
Che la filthered techno house sia il maggior trend in Giappone non è certamente una novità. Quello che incuriosisce è che questo particolare stile, nato dall'avvicinarsi tra techno tedesca e filter funk francese, sia seguito in modo avvincente anche in America. Kyle Pound infatti arriva da San Diego (California) e si definisce un patito della techno-house (non la tech-house che è un altra cosa) dai risvolti funky. Così, come era accaduto qualche mese fa con Mark Almaria, la giovane label di Tokyo non si lascia scappare un bravo artista che porta con sè una deflagrante porzione di new-techno, non eccessivamente estremista ma sicuramente ben ancorata al japanese-style (Kagami e Tasaka ne rappresentano il più lampante esempio) che impazza da qualche anno a questa parte. "Back 2 Tha Groove" abbina ad un vigoroso tribal-beat una leggiadra anima funk sorretta da un refrein estrapolato da una celebre hit conosciuta qui in Europa (lascio a voi scoprire quale). A fare da collante sono lunghi breaks contraddistinti da efficaci efx. La logo side si muove invece con la scoppiettante "Stereo Disco" che porge avvincenti scratches che saldano la cultura degli anni '70 a quella dei '90 passando per l'electro degli '80. Mi piace molto questo filone che ormai contraddistingue in modo inequivocabile la Carizma, giunta così al suo #006. Cercatelo in fretta poichè le copie giunte nel nostro continente non sono tantissime.

RICARDO VILLALOBOS "Salvador" (Frisbee Tracks)
La coerenza è una delle qualità che apprezzo di più in un autore e Ricardo ne ha da vendere. Sostenitore, sin da tempi non sospetti (1998) di uno stile che oggi viene fatto rientrare nel segmento 'minimal', Villalobos è il cileno più famoso in Europa, pioniere di un sound mentale fatto prevalentemente di essenzialità e basicità. Paragonabile alle architetture preistoriche, le sue tracce corrono fluenti sui binari del minimalismo più estremo e vengono corrose soltanto da pochi synths da suspance sparsi per i lunghi tragitti ritmici. "Salvador" non è un album a tutti gli effetti visto che recupera il materiale dal passato (naturalmente rimasterizzato) che oggi suona attualissimo. Dal lontano 1998 il cileno (noto anche con il simpatico alter ego Ric Y Martin) preleva "Lugom-Ix" (firmata assieme a Dandy Jack e Pink Elln), "Logohitz" ed "Unflug": le prime due viaggiano su velocità piuttosto sostenute dalle quali vengono fuori flash electro non tanto canonici per lo stile di Villalobos mentre la terza propone un mix tra dirty e deep house, abbinamento che oggi viene seguito da una schiera di producers sempre più folta. Il viaggio prosegue con due tracce del 1999, "Suesse Cheques", punto d'incontro tra creepy e crackling e "Tempura", un percorso di chiarissima natura deep completamente isolato da ogni tipo d'orpello. Dal 2000 proviene "Lazer @ Present", un trip lancinante, ripetitivo, malleabile che non esplode mai e, decisamente più vicina ai giorni nostri, "Que Belle Epoque 2006", incredibile escursione della durata di 13 minuti in puro mental-micro-sound. A fare da bonus-track è il 'Lecktro Cariño Mix che il cileno ha confezionato, nel 2002, per "Electrolatino" di Señor Coconut (noto anche come Atom Heart) nel quale squadra i suoni ributtandosi nel latin, stile portato in più occasioni all'interno della musica elettronica. "Salvador" è un universo unico illuminato dal gusto e dalle qualità di un artista che ha sempre creduto in uno stile a prescindere dalle mode. Questa si che si chiama coerenza.

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